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A cura del Dott. Vincenzo Masullo, tratta il problema della Calvizie ed il Trapianto Capelli.

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Articolo Principale

Il deficit del trofismo dei muscoli pellicciai.

I muscoli pellicciai hanno un ruolo importante per l'insorgenza della caduta dei capelli e della calvizie.


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Sembra opportuno notificare alcuni dati anatomici relativi ai muscoli pellicciai, a sostegno dell'ipotesi, che la loro ipotrofia e distrofia possa avere un ruolo importante per l'insorgenza della caduta dei capelli e della calvizie.

La razza bianca presenta una notevole riduzione, rispetto a quella africana e asiatica, dei muscoli pellicciai della testa (viso, cranio, collo), cosicché soltanto alcune parti della pelle sono provviste di questi muscoli.

Le sedi ove questi muscoli sono sempre presenti e bene sviluppati sono quelle attorno agli orifici: occhi, naso, bocca, e in parte le orecchie.

II muscolo che riveste la volta del cranio, cioè quello fronto-occipitale, è un muscolo digastrico costituito dal muscolo frontale e il muscolo occipitale, collegati da una grande aponeurosi (la galea capitis) che riveste la volta cranica. Lo sviluppo del muscolo frontale e di quello occipitale è molto variabile da caso a caso, fino, quasi, all'assenza.

Anche il muscolo platisma del collo può essere variamente sviluppato.

I muscoli pellicciai della testa fanno parte integrante della cute essendo intimamente fissati da retinacoli fibrosi al connettivo del derma e sottocutaneo. Quando al di sotto di questi muscoli è presente lo scheletro osseo e in particolare la volta cranica, è interposta tra muscolo pellicciaio e periostio un connettivo fibrillare lasso, che permette il sollevamento e scorrimento delia cute rispetto all'osso sottostante.

I muscoli pellicciai cranici, contraendosi, imprimono un movimento di va e vieni al cuoio capelluto con corrugamento della fronte, corretto dalla contrazione del muscolo occipitale e del muscolo procerus. Inoltre regolano l'innalzamento e abbassamento delle arcate sopraciliari, a seconda della maggiore e minore luce, che investe l'occhio, il movimento delle orecchie, l'apertura delle narici in funzione delle esigenze respiratorie, l'apertura e chiusura delle labbra. Questi muscoli hanno però anche una importanza fondamentale per la mimica facciale e conscguentemente per la fisionomia in relazione all'attenzione, o a sentimenti di gioia, paura, aggressività ecc.

Questi sentimenti innescano una contrattura e rilassamento essenzialmente dei muscoli pellicciai del volto, coinvolgendo però tutti i muscoli della volta cranica e del collo. Tuttavia soltanto poche persone mostrano un coinvolgimento dei muscoli pellicciai della volta cranica, consensualmente ai muscoli del volto, che stanno alla base della mimica facciale

La ridotta attività dei muscoli pellicciai porta inevitabilmente a una involuzione in senso tendineo fibroso, così come avviene ad esempio per i muscoli di un arto immobilizzato con un gesso in seguito a frattura. La riabilitazione in questi casi è infatti finalizzata al ripristino del trofismo o dello sviluppo dei muscoli ipotrofizzati. Sia detto per inciso, che l'immobilizzazione di un arto porta oltre che all'ipotrofia dei muscoli anche a una demineralizzazione dell'osso, che si risolve riattivando il muscolo.

Le cause di una ridotta attivazione dei muscoli mimici pellicciai sono molteplici, fermo restando il maggiore o minore sviluppo costituzionale, variabile nei vari soggetti e razze. E' fondamentale però, la tendenza al tempo presente a dominare i propri sentimenti, nel senso di cercare di non manifestarli, per non tradire i propri pensieri. E' quello che porta ad avere una "faccia di bronzo", cioè amimica, considerata erroneamennte come manifestazione di "self control" e imperturbabilità interiore.

E' da ricordare, che l'espressione amimica del viso si accompagna a una inibizione di quello stimolo neurovascolare, che porta al rossore, manifestazione di timidezza, o di vergogna o di menzogna repressa. Considerazioni analoghe valgono nei confronti del principio di "salvare la faccia".
Va poi considerato lo stato di tensione da stress, preoccupazione, particolare impegno, come ad esempio la guida di un'auto in un traffico convulso o nella nebbia, che porta all'opposto a una contrattura della muscolatura del viso e in particolare della fronte in uno sforzo di attenzione. Invece quando uno è tranquillo si dice che ha il "volto disteso".

Prendendo in particolare considerazione il muscolo fronte-occipitale è evidente che il suo mancato coinvoìgimento, tanto più se i muscoli mimici dei viso sono scarsamente attivati, per carenza di partecipazione ai sentimenti dell'animo, si tradurrà in una ipotrofia delle fibre muscolari e in una sclerosi della componente connettivale (perimisio, endomisio).

Questa sclerosi coinvolgerà anche e in particolare quel connettivo fibrillare lasso, che separa il muscolo pellicciaio dal periostio della teca cranica. La conseguenza sarà una adesione sempre maggiore della cute al connettivo del periostio. Altra conseguenza della sclerosi sarà una involuzione della componente fibrillare elastica e della rete di fibrocellule muscolari lisce presenti nei connettivo e una involuzione della rete vascolare capillare e delle terminazioni nervose. Tutto questo naturalmente si aggrava con l'avanzare dei decenni, unitamente a un assottigliamento dell'epidermide e a una anelasticità del derma e sottocute.

A questo processo involutivo si aggiunge anche quello indotto da un deficit ormonale correlato all'età, che notoriamente è responsabile di una riduzione delle masse muscolari e quindi, presumibilmente anche dei muscoli pellicciai, forse anche a causa di una riduzione dell'attività sportiva e di una vita più sedentaria. Questo riguarda ovviamente la calvizie, che insorge nella mezza età e non certo quella dei giovani, che ha altre motivazioni.

Un altro fattore, che può essere considerato responsabile dell'involuzione del muscolo fronte-occipitale, nel senso della sclerosi e adesione al periostio è rappresentato dalla viziatura di posizione della colonna e in particolare del collo sia nella posizione eretta che seduta, tanto più nel caso di soggetti con artrosi cervicale. Il tenere la testa reclinata in avanti, nel leggere, scrivere e in genere nel lavoro sedentario a tavolino, porta a un incurvamento della colonna e a uno stiramento dei muscoli scheletrici del capo. Questo stiramento coinvolge il muscolo occipitale, con conseguente tensione dell'aponeurosi, ostacolo della vascolarizzazione e accentuazione della sclerosi.

A questo punto appaiono evidenti le ripercussioni negative di tutto quanto sopra precisato nei confronti di quegli annessi cutanei, che sono i capelli, le ghiandole sebacee e sudoripare. Il trofismo dei capelli viene necessariamente danneggiato da un assottigliamento dell'epidermide e di tutto il cuoio capelluto, con sclerosi del connettivo, e involuzione dell'innervazione trofica e della vascolarizzazione, che rappresenta il fondamento vitalizzante probiotico e nutritivo (ossigeno e i vari nutrienti). A ciò si aggiunga uno squilibrio metabolico-funzionale della secrezione sebacea e sudoripara.

Naturalmente la vascolarizzazione e innervazione saranno tanto più compromesse, quanto più grave sarà la sclerosi, che fissa il cuoio capelluto con i suoi muscoli pellicciai, al periostio.


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