Masullo Medical Group

A cura del Dott. Vincenzo Masullo, tratta il problema della Calvizie ed il Trapianto Capelli.

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Articolo Principale

PRP, Citochine e Carbossiterapia per combattere la caduta dei capelli. Facciamo il Punto della Situazione.

Durante normali applicazioni dermatologiche si è scoperto il potenziale del PRP nei trattamenti delle calvizie e come migliorarlo tramite l'uso di Citochine Biologiche e CO2.


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PRP: è efficace?

Il PRP ( Plasma Ricco di Piastrine ) rappresenta ad oggi, un validissimo aiuto, forse l’unico non chirurgico, per arrestare la caduta dei capelli nei sempre più frequenti casi di calvizie.

Già da qualche anno, il “gel piastrinico” viene utilizzato in vari rami della Medicina, in primis in odontoiatria, passando per l’ortopedia, la medicina dello sport e, non meno importante, la dermatologia. E’ stato proprio durante applicazioni dermatologiche che si è scoperto il potenziale del PRP nei trattamenti delle calvizie: dopo comuni trattamenti di ringiovanimento della pelle o di riparazione di lesioni cutanee, nelle zone circostanti a quelle trattate si notava un ispessimento e una maggiore densità delle strutture pilifere. Ecco, quindi, che il PRP, col suo potere biorivitalizzante, inizia ad essere adoperato anche nella chirurgia estetica e, in particolare, come già detto, nel trattamento delle calvizie, problema, sia maschile che femminile, che attanaglia una grande percentuale di persone.

La procedura mediante la quale si ottiene il PRP è molto semplice, come già descritto nei precedenti articoli: consiste in un semplice prelievo di sangue e conseguente centrifugazione dello stesso, in condizioni di assoluta sterilità e senza alcun effetto collaterale. Il plasma ricco di piastrine (con la centrifugazione si troverà nella parte superiore della provetta) viene successivamente iniettato nel cuoio capelluto senza provocare alcun danno.

Ma come agiscono queste piastrine?

Studi sempre più all’avanguardia, mirati a validare l'efficacia del plasma ricco di piastrine, hanno provato che nei pazienti affetti da calvizie, le cellule staminali appartenenti alla zona soprabulbare del follicolo (zona del bulge) sono fisiologicamente “inattive”, cadono, cioè, in una fase “dormiente”, in attesa di un segnale di riattivazione. Tale segnale di riattivazione può essere apportato dal PRP: le piastrine, infatti, contengono un gran numero di fattori di crescita (tra cui PDGF e TGFβ), che vengono riconosciuti dai recettori sulla cellula staminale e sono capaci non solo di ricostruire i vasi sanguigni del tessuto (danneggiati in caso di ferite ad esempio), ma anche di stimolare, le stesse cellule staminali dormienti a riprodursi e riprendere il loro normale ciclo fisiologico, rigenerando così il follicolo e provocando la crescita del capello.

Ecco perché, quindi, l’apporto di piastrine nel cuoio capelluto provoca l’ispessimento dei capelli ancora presenti e tende ad arrestarne la caduta.

Ci sono prove scientifiche per certificare l'efficacia del PRP?

Visto il forte scetticismo con cui ci si avvicinava inizialmente a tale metodologia e le forti critiche a riguardo, negli ultimi anni sono stati condotti diversi studi scientifici, per capire se esso prima di tutto funzionasse davvero, se potesse essere utilizzato anche nelle terapie contro i vari tipi di alopecia e se avesse effetti collaterali.

Dal Brasile agli Stati Uniti d'America, alcuni specialisti del settore, pionieri nell'utilizzo del gel piastrinico, hanno sperimentato il suo potere biorivitalizzante su un gran numero di pazienti, effettuando una vera e propria validazione scientifica (considerando cioè sia gli aspetti biologici che quelli clinici) e creando una sorta di banca dati in cui poi hanno riportato tutto il decorso del trattamento. La validazione consiste nel somministrare il PRP a una grande fascia di pazienti diversamente affetti da alopecia androgenetica, alopecia areata o alopecia cicatriziale, osservare il decorso mediante l'utilizzo di fotografie e tricogrammi, utili per monitorare l'eventuale ispessimemto e ricrescita del capello nel tempo, e valutare, in base alla percentuale di capelli "ricresciuti" se il trattamento abbia funzionato o meno.

I risultati di questi studi sono stati sorprendenti: nell' 80% dei circa 1500 casi trattati è stato evidenziato un aumento tangibile sia nello spessore che nel numero di capelli rispetto a prima del trattamento, senza alcuna differenza sostanziale tra uomini e donne e senza alcun effetto collaterale importante. Inoltre, ne deriva che il trattamento con gel piastrinico può generare buoni risultati nell'alopecia androgenetica dal 1° al 5° grado della scala Hamilton-Norwood negli uomini, e fino al 3° grado della scala di Ludwig nelle donne. Va detto, comunque, che nel trattamento con PRP i risultati sono migliori quanto più è basso il livello della calvizie.

Anche in Italia sono stati effettuati studi sperimentali sul plasma ricco di piastrine e sulla sua potenziale efficacia, il più importante dei quali si è svolto presso l'Università di Brescia in collaborazione con altri esperti internazionali del settore. In questo caso, ci si è voluti concentrare particolarmente sull'alopecia areata piuttosto che su quella androgenetica (AGA) ma il risultato non è cambiato: l'efficacia dimostrata si aggira intorno al 70% dei casi, a dimostrazione che anche quest'altro tipo di alopecia può essere "fermata" o almeno tamponata dal plasma ricco di piastrine (fonte: British Journal of Dermatology).

Un'altra dimostrazione interessante proviene da un altro studio, condotto in Cina, nel quale viene utilizzata la coltivazione di cellule della papilla dermica e cellule staminali dell'epitelio competente: si è dimostrato ulteriormente come il PRP può favorire la rigenerazione e ricrescita dei follicoli piliferi. Durante questo tipo di esperimento di laboratorio, viene prelevato un pezzo di tessuto dalla schiena nuda, senza peli, di un topo cavia e successivamente vengono isolate cellule del tessuto epiteliale e inoltre vengono coltivate quelle della papilla dermica. Nel frattempo, viene preparato il PRP, utilizzando sangue umano di alcuni volontari. Alle cellule della papilla dermica e a quelle epiteliali vengono aggiunte diverse dosi di gel piastrinico, dopodiché esse vengono impiantate sulla schiena del topo. Dopo una settimana questi lembi di tessuto vengono rimossi e vengono monitorati per 4 settimane. I risultati confermano l’importanza del PRP: le prime strutture pilifere nella zona tratatta con PRP, dove quindi c’è una maggiore concentrazione di fattori di crescita, appaiono dopo circa 18 giorni, a dispetto delle zone senza PRP in cui i peli ricrescono dopo almeno 20 giorni (fonte: Dermatologic Surgery, n°12, Dec. 2013). E’ chiaro quindi che un altro effetto del PRP è quello di velocizzare la ricrescita delle strutture pilifere, oltre che renderle più resistenti e più numerose.

Un potenziamento ulteriore al PRP: citochine e carbossiterapia.

Le citochine sono specifici messaggeri chimici, prodotti dalle cellule del sistema immunitario, capaci di influenzare l’attività di altre cellule vicine e non, promuovendo la proliferazione e la crescita, inibendole o spingendole alla morte cellulare. Le cosiddette citochine pro-infiammatorie mediano la risposta infiammatoria nel tessuto appunto, e si rivelano importanti nel nostro caso perché, oltre a decuplicare le piastrine attive, aumentano esponenzialmente la capacità di rigenerazione tissutale. Le piastrine fanno già parte del nostro organismo, vengono prodotte durante la trascrizione genica ma non vengono accumulate, quindi moltiplicarne la quantità aggiungendole al PRP, garantisce un effetto maggiore.

Un'altra terapia importante affiancata al PRP è la Carbossiterapia. Nel nostro organismo, l'anidride carbonica è prodotta dal metabolismo cellulare, viene immessa nel circolo sanguigno ed espulsa con la respirazione polmonare, dove viene scambiata con l'ossigeno, pertanto risulta atossica. Tra gli effetti più importanti dell’anidride carbonica (ad esempio maggiore ossigenazione e rivascolarizzazione dei tessuti, aumento del metabolismo e rigenerazione cutanea), quello che ci interessa di più in questo caso è sicuramente la stimolazione del rilascio dei fattori di crescita, i quali sono responsabili della stimolazione dei bulbi dei capelli atrofizzati nella caduta dei capelli e nella calvizie.

La Carbossiterapia prevede l’utilizzo di anidride carbonica medicata e sterile, e viene immessa nel nostro corpo mediante delle micro-iniezioni con aghi molto piccoli e sottili. E’ una procedura che solo un personale autorizzato può effettuare, in quanto sono molto importanti sia le dosi che la profondità a cui viene iniettata.

Un trattamento costituito da un ciclo di carbossiterapia, abbinato ad un ciclo di PRP (plasma ricco di piastrine) con l’aggiunta di citochine, ad oggi è considerato il più potente mezzo non chirurgico contro la caduta dei capelli e la calvizie, contro le rughe e gli effetti del tempo sulla pelle, la cellulite e l’adipe sottocutanea.


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