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A cura del Dott. Vincenzo Masullo, tratta il problema della Calvizie ed il Trapianto Capelli.

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Articolo Principale

Gli Inibitori JAK e il loro ruolo nella Ricrescita dei Capelli.

I risultati ottenuti dagli studi indicano una ricrescita quasi totale di tutti i peli in sole 3 settimane..


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La calvizie rappresenta oggi uno dei più diffusi problemi estetici, sia per quanto riguarda gli uomini che le donne. Proprio per questo motivo, gli studi scientifici a riguardo possono essere definiti incessanti e sempre in continua evoluzione. Lo scopo unico della ricerca in questo senso, è sicuramente ottenere un sistema per arrestare la continua perdita di capelli e non dover più combattere con un così fastidioso inestetismo.

Forse non possiamo ancora dire di essere arrivati a questo punto, ma di sicuro di recente è stato scoperto un possibile nuovo sistema attivo nella ricrescita dei capelli persi.Si tratta dei cosiddetti inibitori JAK, ovvero una serie di farmaci sperimentali che, somministrati in dosi e tempi definiti, sembrano promuovere la riattivazione di bulbi piliferi quiescenti e quindi la ricomparsa di capelli.

Cosa sono gli Inibitori JAK?

Le JAK "Janus Activating Kinases" sono definite come una particolare classe di chinasi dalla struttura simmetrica, il che spiega anche il riferimento nella nomenclatura alla divinità Giano Bifronte, dio romano che aveva due facce. Le chinasi sono enzimi che hanno il compito di trasferire gruppi fosfato da molecole donatrici con un alto tasso di energia (per esempio l’ATP, adenosintrifosfato) a specifici substrati. Questo processo, definito come fosforilazione, dà il via a una catena di reazioni. Nel caso delle JAK, infatti, la fosforilazione, attraverso segnali mediati dalle citochine, di specifici fattori di trascrizione detti STATs (Signal Transducers of Activated Transcription) permette che questi ultimi si spostino dal citosol al nucleo della cellula, per interagire con specifiche sequenze di DNA e promuovere l’espressione di specifici geni, a loro volta responsabili di diverse risposte biologiche.

Inibizione delle Janus Chinasi

Il processo di inibizione delle Janus Chinasi ha origine già a monte del processo, nella segnalazione citochinica: bloccando le citochine, fondamentali nel controllo della crescita cellulare e nella risposta immunitaria, questi inibitori trovano ampia applicazione terapeutica anche nel trattamento di tumori e malattie infiammatorie.

Tra tutti quelli studiati e sperimentati, solo due inibitori (Ruxolitinib e Tofacitinib) sono stati approvati dalla FDA (Food and Drug Administration), il famoso ente governativo statunitense per il controllo dei prodotti alimentari e farmaceutici, e sono ancora oggi sottoposti a ulteriori test per il trattamento della psoriasi e dell’alopecia areata.

E’ proprio studiando casi di alopecia areata (malattia autoimmune che causa la caduta dei capelli) che la dottoressa Angela Christiano e i suoi colleghi della Columbia University Medical Center, hanno potuto osservare qualcosa di straordinario: sembra infatti che gli inibitori delle JAK annientino il segnale che dà il via all’azione autoimmune della malattia e, inoltre, che tali farmaci, applicati localmente sulla pelle, provochino una ricrescita ancora maggiore di peli e/o capelli; indicando pertanto anche un’azione diretta sul follicolo pilifero.

I risultati ottenuti dagli studi della dott.ssa Christiano e della sua equipe, sulla pelle dei topi ai quali è stato somministrato uno dei due farmaci inibitori, indicano una ricrescita quasi totale di tutti i peli in sole 3 settimane, e alcun risultato invece, nello stesso arco di tempo, sui topi usati come controllo. Il che indicherebbe che gli inibitori delle JAK Chinasi agiscano risvegliando i follicoli piliferi in stato di quiescenza e inneschino di nuovo il normale processo di crescita follicolare, producendo peli forti e robusti.

Per ora tale studio resta circoscritto all’alopecia areata, e se è vero che l'efficacia di tale metodo è stato dimostrato anche su persone (e non solo su topi) affette da tale malattia autoimmune, è anche vero che ulteriori test e studi serviranno a capire se può valere lo stesso principio anche per quanto riguarda gli altri tipi di calvizie in cui i follicoli cadono in uno stato di quiescenza, prima fra tutte l’alopecia androgenetica.

La qualità dei risultati ottenuti finora fanno sicuramente ben sperare, e aprono un nuovo scenario sulle possibili soluzioni per ottenere una ricrescita totale di capelli nell’uomo ed eliminare definitivamente uno tra i principali e più fastidiosi problemi estetici del genere umano.


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