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A cura del Dott. Vincenzo Masullo, tratta il problema della Calvizie ed il Trapianto Capelli.

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Articolo Principale

Il ruolo delle Cellule Staminali nella cura della Calvizie.

Curare la Calvizie con le Cellule Staminali, si puo?.


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Le cellule staminali sono cellule non specializzate, pluripotenti, capaci cioè di differenziarsi in diversi altri tipi di cellule dell’organismo. Esse svolgono un ruolo importantissimo nella proliferazione e nella rigenerazione dei tessuti, soprattutto in quelli ad alta moltiplicazione cellulare come quelli del cuoio capelluto; risulta quindi fondamentale garantirne l'attività e la stabilità se ci troviamo nell’ambito della prevenzione della caduta dei capelli e della tricologia in generale.

Uno dei tessuti ad alta proliferazione cellulare è proprio il cuoio capelluto, al cui interno sono situati i follicoli piliferi, introflessioni tessutali a forma di sacco che terminano nel cosiddetto bulbo pilifero, da cui si generano i peli e quindi i capelli.

Le cellule staminali del follicolo pilifero sono situate nella zona del Bulge e, nel momento in cui devono promuovere la fase Anagen (fase di crescita) del ciclo vitale del pelo, migrano verso la papilla dermica, dove si differenziano e garantiscono la crescita del pelo stesso.

L’attività delle cellule staminali è regolata da diversi componenti: dalle proteine BMPs (proteine morfogenetiche dell’osso) ad esempio, dai fattori FGFs (fattori di crescita dei fibroblasti) e PDGF (fattori di crescita delle piastrine) nonché da particolari molecole segnale che hanno origine dalla papilla dermica.

Test Scientifici

Secondo i risultati di particolari studi scientifici, ci sarebbe un altro fattore ugualmente fondamentale per garantire l’attività e la stabilità delle cellule staminali: la metilazione del DNA cellulare.

Per intenderci, la metilazione è una modificazione del DNA, un processo biochimico essenziale per il normale sviluppo cellulare, in cui viene aggiunto un gruppo metile (-CH3) ad una delle basi azotate (in particolare, nei mammiferi la citosina in posizione 5) che costituiscono il filamento a doppia elica del DNA. Ad effettuare tale modificazione è un enzima specifico, il cosiddetto DNA metiltransferasi (DNMT1).

Protagonisti dell’esperimento sopra citato, erano dei topi-cavia nei quali era stata precedentemente causata la perdita dell’enzima DNMT1. Durante le osservazioni degli esperti, in vari periodi di tempo, tali topi mutanti mostravano diverse alterazioni più o meno evidenti: prima di tutto l’epidermide appariva, già dopo poco tempo, molto irregolare; analizzando il follicolo pilifero e le sue componenti, esso appariva di dimensioni ridotte come anche il pelo che ne derivava; il ciclo vitale del pelo era spesso “bloccato” in una perenne fase telogen e difficilmente si osservava un ritorno alla fase anagen, anch’essa irregolare; inoltre, l’attività delle cellule staminali, si era ridotta di molto e di conseguenza, anche la loro capacità rigeneratrice e proliferatrice.

Tutte queste alterazioni provocavano nel topo mutante l’avanzare di un’alopecia progressiva, il che ci porta a comprendere quanto risulti fondamentale il ruolo delle cellule staminali e, allo stesso modo, quanto sia importante il ruolo della metilazione del DNA nel mantenere e garantire la stabilità delle cellule staminali stesse.

Altre recenti ricerche hanno invece dimostrato che il numero di cellule staminali nei soggetti sani e in quelli affetti da alopecia non varia, ciò che si modifica è il loro grado di attività: nei pazienti che presentano alopecia, le cellule staminali restano in uno stato di quiescenza e non sono in grado di generare il capello.

Per curare la calvizie senza avvalersi dell’aiuto che ci fornisce la chirurgia tricologica con l’autotrapianto, quindi, bisognerebbe trovare una cura che garantisca la massima attività delle cellule staminali. E’ questo l’intento di molti scienziati internazionali, che già da qualche tempo dedicano particolare attenzione alla calvizie e al ruolo fondamentale svolto dalle cellule staminali.

A tal proposito, bisogna ricordare che alcuni ricercatori americani dell’Università della Pennsylvania hanno probabilmente trovato un nuovo metodo per far ricrescere i capelli grazie alle cellule staminali.

Fibroblasti e Cellule Staminali Pluripotenti Indotte (iPSCs)

La tecnica consiste nel “trasformare” cellule epiteliali umane adulte, chiamate fibroblasti e situate nel derma, in cellule staminali pluripotenti indotte (iPSCs), mediante l’aggiunta di tre geni.

Le iPSCs, essendo appunto pluripotenti, hanno la capacità di differenziarsi in qualsiasi linea cellulare e possono essere quindi convertite, mediante vari fattori di crescita, in cellule epiteliali staminali (EPSCs), di regola situate sui follicoli piliferi. Impiantate nei topi, queste cellule hanno prodotto nuovi strati esterni di epidermide e follicoli piliferi sani, da cui poi si sono generati dei nuovi peli.

Per adesso l’utilizzo di queste cellule coltivate resta relativo solo ai topi e quindi solo a scopi di ricerca. Nell’uomo infatti, quando cade un capello si perde sia la parte epiteliale del follicolo, riproducibile mediante questa tecnica, che una parte più profonda, rappresentata dalla cosiddetta papilla dermica.

Nessun ricercatore è finora riuscito a riprodurre le cellule staminali adulte che costituiscono la papilla, pertanto le ricerche continueranno incessantemente finché non sarà possibile estendere questo procedimento all’uomo per combattere definitivamente e senza chirurgia gli effetti provocati dalle calvizie.


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