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A cura del Dott. Vincenzo Masullo, tratta il problema della Calvizie ed il Trapianto Capelli.

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Articolo Principale

L'estrazione delle Unità Follicolari (FUE), un nuovo approccio.

Ideata da Woods e Campbell, è una tecnica di prelievo diretto delle unità follicolari dalle zone donatrici e di reimpianto diretto nelle zone riceventi.


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Nozioni storiche

Ideata da Woods e Campbell, è una tecnica di prelievo diretto delle unità follicolari dalle zone donatrici e di reimpianto diretto nelle zone riceventi.

L’unità follicolare rappresenta pertanto la struttura di base utilizzata in questo nuovo approccio in cui tra i pionieri figurano Bernstein e Rassman. Prima dell’avvento della tecnica, la maggior parte di coloro che praticavano la chirurgia dell’ autotrapianto dei capelli si avvalevano della metodica dello strip seguita dalla tecnica di dissezione stereomicroscopica sviluppata da Limmer nel 1988, da cui si ottenevano le unità follicolari. Ovviamente esito dello strip era una cicatrice lineare in regione occipito-nucale, che in alcuni pazienti rappresentava una condizione di scoraggiamento psicologico iniziale e di disagio effettivo in seguito.

Come risultato un numero sempre più consistente di pazienti hanno espresso dubbi ed esitazioni ad eseguire una procedura da cui potessero derivare antiestetici esiti cicatriziali.

Nel 1990 Rassman cominciò ad interessarsi di estrazione di unità follicolari da un’ area donatrice utilizzando dei piccoli punch. I primi risultati non furono incoraggianti perché inficiati dall’ elevato indice di transdissezione follicolare, problema che fu subito oggetto dell’attenzione dei chirurghi, da Richard Shiell a Masubi Inaba.

Per ovviare a tali inconvenienti di transdissezione si sono successivamente sviluppate procedure di estrazione delle unità follicolari per mezzo di punch simili che penetrano in profondita nel follicolo pilifero e succeivamente lo rimuovono con una pinza (tecnica di Inaba). Con l’apporto di Inaba si è giunto quindi a delineare un’ intera procedura di trapianto dei capelli facendo a meno dello strip chirurgico.

Dopo l’ esecuzione dei primi interventi adottando questa metodica in pazienti di diversa nazionalità è stata evidenziata una certa variabilità nel processo di estrazione. L’esame istologico è stato eseguito per evidenziare le cause della variabilità nei pazienti ed è stato introdotto il “FOX TEST”, un’ importante raccomandazione chirurgica per determinare i pazienti candidati alla metodica.

Dal test è emerso che circa il 60% dei pazienti era candidato alla metodica, ciò nonostante anche ottimi candidati per la tecnica hanno evidenziato possibilità consistenti di trandissezione follicolare, a dimostrazione del fatto che la riuscita della procedura è legata all’ esperienza e capacità dell’operatore oltre che dai requisiti del paziente.

Aspetti tecnici

In questi ultimi anni si sono messe a punto diverse tecniche di estrazione delle unità follicolari con l’intento di migliorare la qualità delle stesse e di aumentare la percentuale di attecchimento cercando di ovviare o di ridurre il problema della transdissezione follicolare.

La tecnica “in due tempi” si avvale di una “prima fase” in cui un punch di 1 mm viene introdotto oltre l’unità follicolare e allineato con l’angolo approssimativo che lo stelo del capello forma con la superficie cutanea. Al punch viene fatto compiere un movimento rotazionale attraverso la cute per isolare le unità follicolare nell’epidermide e derma superiore. Affinché la tecnica abbia successo, l’angolo di incidenza del punch non deve variare di molto rispetto alla direzione dei fusti del capello per evitare di tranciare i capelli nelle unità follicolari. Dal momento che i bulbi piliferi in ciascuna unità follicolare si estendono nel derma profondo e nell’adipe sottocutaneo, è altresì importante limitare la profondità al derma superiore, manovra quest’ultima a volte difficoltosa.

Nella "seconda fase", l’estrazione, si utilizzano delle pinze dentate al fine di applicare una delicata trazione alla parte superiore delle unità follicolari, fino ad estrarre l’unità follicolare che risulta libera dalle connessioni con il derma profondo. Durante la procedura è questa la fase caratterizzata da una certa variabilità da paziente a paziente, per tale motivo la tecnica ha subito dei miglioramenti con l’aggiunta della dissezione,allorquando la semplice estrazione diviene difficoltosa.

Se l’unità follicolare non viene rimossa con una trazione delicata, per separare la parte profonda dell’unità follicolare dal tessuto circostante si può utilizzare un ago sottile che penetra attraverso la dissezione, mentre la trazione viene garantita dall’utilizzo di pinze delicate.


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