Masullo Medical Group

A cura del Dott. Vincenzo Masullo, tratta il problema della Calvizie ed il Trapianto Capelli.

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Carbossiterapia e PRP contro la caduta dei capelli.

La somministrazione di CO2 per via sottocutanea restituisce enormi effetti rigenerativi sulle cellule cutanee.


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La carbossiterapia è una pratica medica in cui viene utilizzato un gas, l'anidride carbonica o biossido di carbonio, per scopi terapeutici.

Nel nostro organismo, l'anidride carbonica è prodotta dal metabolismo cellulare, viene immessa nel circolo sanguigno ed espulsa con la respirazione polmonare, dove viene scambiata con l'ossigeno.

Insieme ad altre sostanze, quali acido lattico, fattori di crescita, adenosina, istamina, fosfati, ioni idrogeno e potassio, agisce come un fattore locale che regola la circolazione sanguigna locale.

Possiamo infatti distinguere la circolazione sanguigna in sistemica e locale.

  • la circolazione sanguigna sistemica, detta anche grande circolazione, è quella deputata all'irrorazione i tessuti ed è controllata principalmente dal sistema nervoso autonomo, simpatico in particolare
  • la circolazione sanguigna locale, che agisce al livello dei capillari , degli sfinteri precapillari e delle metarteriole, è controllata principalmente dai fattori locali e varia da tessuto a tessuto in funzione alla propria attività metabolica.

Le esigenze specifiche (locali) dei tessuti possono riguardare la richiesta di ossigeno, di glucosio e nutrienti, lo scambio di sostanze autocrine o paracrine, la stimolazione ormonale, il bilancio idrico e ionico e la rimozione della CO2; dunque ogni tessuto risponderà in maniera specifica ai vari stimoli e le risposte possono essere di tipo rapido (pochi secondi o minuti) o tardivo (diverse ore).

L’acido lattico, l’anidride carbonica, i fosfati, l’istamina, gli ioni potassio e idrogeno operano una regolazione a breve termine, mentre i fattori di crescita delle cellule endoteliali, i fattori di crescita dei fibroblasti, l’angiogenina, operano una regolazione a lungo termine.

L’anidride carbonica, in particolare, svolge importanti funzioni all’interno del tessuto in cui viene rilasciata, tra cui

  • La vasodilatazione
  • La stimolazione del rilascio dei fattori di crescita
  • Rilascio dell’O2 dall’emoglobina (effetto Bohr)
  • Azione catabolica sugli acidi grassi

L’anidride carbonica e la vasodilatazione

Ritenuta, insieme all’adenosina, un importante vasodilatatore ad azione locale, l’anidride carbonica esplica il suo ruolo in particolari condizioni fisiologiche quali l’abbassamento dei livelli di ossigeno e di nutrienti, riduzione del flusso ematico, aumento del metabolismo tissutale (dovuto ad un’aumentata attività di quel tessuto ad esempio), dunque tale azione provoca un aumento del flusso ematico e un maggiore apporto di ossigeno e nutrienti a livello locale.

L’anidride carbonica e la stimolazione del rilascio dei fattori di crescita

Numerosi studi condotti su embrioni di pollo, sui neonati prematuri e su animali in alta quota, hanno dimostrato che bassi livelli di ossigeno inducono, oltre che un aumento di CO2 come sopra accennato, una maggiore angiogenesi (per garantire l’adeguato apporto di ossigeno e nutrienti attraverso il flusso ematico) attraverso la stimolazione del rilascio dei fattori di crescita delle cellule endoteliali, dei fattori di crescita dei fibroblasti e di angiogenina. In particolare, sembra che l’anidride carbonica concorra anch’essa nella stimolazione di tali fattori di crescita.

L’anidride carbonica e il rilascio dell’O2 dall’emoglobina

L’emoglobina è una proteina, contenuta in grandi quantità nei globuli rossi, deputata al trasporto di ossigeno dai polmoni ai tessuti e di CO2 e H+ dai tessuti ai polmoni e ai reni; è formata da 4 subunità, ognuna delle quali può legare una molecola di ossigeno; ne consegue che ogni molecola di emoglobina può legare fino a 4 molecole di O2; tale capacità è influenzata dal pH in cui si trova la molecola: a pH basso infatti l’affinità dell’emoglobina verso l’ossigeno diminuisce e quest’ultimo viene rilasciato facilmente. Risulta dunque evidente che abbassare il pH in un tessuto specifico induce un maggior rilascio di ossigeno emoglobinico. Come è possibile abbassare il pH? Aumentando i livelli di CO2 tissutale: in soluzione, la CO2 innesca una debole reazione di equilibrio con l’acqua dando come prodotti ioni bicarbonato e ioni H+, questi ultimi in particolare responsabili dell’abbassamento del pH.

L’anidride carbonica e l’azione catabolica sugli acidi grassi

Un maggior apporto di O2 si traduce in una aumentata disponibilità di “carburante” per attivare i processi catabolici ossidativi degli acidi grassi (azione lipolitica), con una conseguente diminuzione della adipe sottocutanea, della cellulite, e tale effetto viene amplificato dal fatto che l’ossigeno, aumentando il metabolismo dei tessuti, ne aumenta anche la richiesta energetica, energia che diventa prontamente disponibile dall’ossidazione degli acidi grassi.

Dunque, la carbossiterapia, ovvero la somministrazione di CO2 per via sottocutanea, porta ad una maggiore ossigenazione e rivascolarizzazione dei tessuti, un maggior flusso sanguigno e un aumento del metabolismo locale, con enormi effetti rigenerativi sulle cellule cutanee, una riduzione della cellulite e degli inestetismi della pelle e una stimolazione dei bulbi dei capelli atrofizzati nella caduta dei capelli e nella calvizie.

La somministrazione avviene attraverso piccole iniezioni sottocutanee del gas per mezzo di uno specifico ago calibrato alla giusta profondità.

Un trattamento completo costituito da un ciclo di carbossiterapia, abbinato ad un ciclo di PRP (plasma ricco di piastrine), ad oggi è considerato il più potente mezzo non chirurgico contro la caduta dei capelli e la calvizie, contro le rughe e gli effetti del tempo sulla pelle, la cellulite e l’adipe sottocutanea.

Controindicazioni? Nessuna: in condizioni fisiologiche, infatti, non vi è alcun rischio o effetto collaterale dovuto alla terapia.

Tuttavia, è preferibile non effettuare il trattamento in casi di:

  • insufficienza cardiaca cronica
  • insufficienza respiratoria cronica
  • insufficienza renale cronica
  • insufficienza epatica cronica
  • anemia grave
  • diabete mellito
  • assunzione di metformina altre biguanidi
  • acetazolamide, diclofenamide o altri inibitori dell'anidrasi carbonica
  • gangrena gassosa
  • gravidanza

In tutte queste condizioni, potrebbero verificarsi fenomeni di acidosi e chetoacidosi.