Masullo Medical Group

A cura del Dott. Vincenzo Masullo, tratta il problema della Calvizie ed il Trapianto Capelli.

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Calvizie Donna. Cause e Terapie.

Calvizie Donna o Alopecia Androgenetica Femminile, il 30% delle donne ne è affetta.


Calvizie-Donna.-Cause-e-Terapie

E' risaputo quanto sia importante per una donna, esteta e vanitosa per definizione, sentirsi bene con se stessa ed essere sicura dei propri mezzi: ecco perché un diradamento capillare su individui femminili ha conseguenze ancor più pesanti anche a livello psicologico.

Una donna che subisce una perdita consistente di capelli, impossibilitata a tagliare drasticamente la capigliatura o a mascherare il diradamento in modo poco evidente, tende inevitabilmente a sentirsi a disagio con se stessa e tra le altre persone, a sentirsi sempre fuori luogo, come se avesse perennemente qualcosa fuori posto.

L’inestetismo, apparentemente solo estetico, per la donna diventa perciò un vero e proprio problema da affrontare: ecco perché in casi del genere si consiglia di prestare sì molta attenzione all’aspetto pratico (cercando le soluzioni più adeguate per risolvere l’inestetismo con i migliori risultati), ma anche di mostrare una particolare sensibilità alla componente psicologica della questione.

Le forme più comuni di Calvizia Femminile

La perdita di capelli femminile può essere causata da diversi fattori, e pertanto, esistono diverse forme di alopecia, alcune particolarmente più frequenti, classificabili in non cicatriziali e cicatriziali, rispettivamente reversibili e irreversibili.

Le forme di alopecia femminile più spesso riscontrate sono per lo più non cicatriziali, cioè temporanee e reversibili, nelle quali non si verifica alcuna atrofizzazione definitiva dei follicoli piliferi che, stimolati opportunamente, possono riprendere la fase d crescita.

Possono essere causate da vari fattori: genetici ed ormonali, fisico-chimici, nutrizionali-metabolici, infettivi.

Esempi di Calvizia Femminile

  • alopecia causata da stress, che si manifesta spesso con dermatite seborroica, psoriasi o seborrea
  • effluvium telogen, una massiccia perdita di capelli causata per lo più da traumi fisici e/o emotivi, che dura un paio di mesi circa
  • alopecia areata, malattia autoimmune dove i globuli bianchi preposti di norma alle difese immunitarie, attaccano, invece, i follicoli piliferi, provocando una perdita di capelli a chiazze.
  • le alopecie causate da disordini nervosi o circolatori o alimentari, da scompensi vitaminici o da disfunzioni ormonali.
  • l’alopecia androgenetica femminile

Ovviamente, seppur con minore frequenza, anche alcune forme cicatriziali di alopecia possono colpire le capigliature femminili: in questi casi la non reversibilità degli effetti provoca l’atrofizzazione del tessuto circostante il follicolo, il quale muore senza possibilità di ricrescita.

Appartengono a questo gruppo:

  • alopecia seborroica
  • alopecia pityrianica (da forfora)
  • alopecia da tricotillomania (tendenza a grattarsi o tirare i capelli)
  • alopecia cicatriziale secondaria causata da lupus eritematoso (malattia autoimmune che colpisce le donne 10 volte più degli uomini e che danneggia la cute e i follicoli piliferi)
  • defluvium anagen (i capelli cadono pur essendo ancora in fase anagen e quindi ancora non completamente sviluppati)
  • alopecia da radiazioni
  • alopecia senile (caratteristica dell’invecchiamento)

 

Alopecia Androgenetica Femminile: le cause

In generale, la causa più frequente di perdita di capelli è sicuramente la cosiddetta alopecia androgenetica. Le più aggiornate statistiche indicano infatti che circa il 50% della popolazione maschile intorno ai 40 anni ne affetta ma a poco a poco anche le percentuali inerenti la popolazione femminile aumentano sempre più: ad oggi circa il 30% delle donne ne è affetta.

E’ detta “androgenetica” per via degli ormoni androgeni, caratteristici del sesso maschile e prodotti principalmente dalle ghiandole surrenaliche e dai testicoli, ma allo stesso tempo presenti, seppure in minore quantità, anche nelle cellule ovariche delle femmine.

Nelle donne, gli ormoni androgeni rappresentano il punto di partenza per la produzione degli estrogeni, ormoni femminili parallelamente caratterizzanti e sono responsabili della sessualità.

In pratica, il testosterone (responsabile anche dell’impulso sessuale femminile) dopo essere stato sintetizzato nelle ovaie, nelle ghiandole del surrene e nel tessuto adiposo, si lega a particolari proteine plasmatiche (SHBG, sex hormon binding protein) e, grazie a questo legame, attraversa il circolo sanguigno per raggiungere i vari organi bersaglio

Il testosterone che invece non si lega alle suddette proteine e resta quindi libero (1% nella donna), ha la possibilità di migrare verso vari distretti dell’organismo, per svolgere diverse ma specifiche funzioni e, in tali tessuti, esso può subire due diverse trasformazioni: l’enzima 5-alfa reduttasi, presente ad alta concentrazione in cute, (quindi sui follicoli), fegato e sistema nervoso centrale ad esempio, può convertire il testosterone in diidrotestosterone (DHT), ormone ancora più potente e vero responsabile del processo involutivo del capello; l’enzima aromatasi invece, può trasformarlo in estrogeni, ormoni caratterizzanti femminili, che favoriscono invece il giusto stato di salute dei capelli.

Per cui, mentre gli estrogeni femminili danno un segnale proliferativo positivo ai follicoli piliferi, il DHT provoca l’assottigliamento del capello, che diventa sempre più fragile e sottile finché non si atrofizza totalmente e infine cade, provocando quindi un progressivo diradamento. Normalmente, gli estrogeni femminili favoriscono la fase anagen del ciclo di crescita del capello, promuovono la formazione di cheratina e abbassano i livelli di testosterone libero nel sangue favorendo la sintesi delle SHBG, le proteine a cui il testosterone e gli altri androgeni si legano per attraversare il circolo sanguigno e raggiungere gli organi bersaglio.

In particolare, nell’età fertile femminile, il testosterone viene prodotto soprattutto dal tessuto adiposo che diventa pertanto una vera e propria ghiandola endocrina; dopo la menopausa invece, viene prodotto per lo più dalle ovaie (circa 50-60% della produzione totale).

Come è intuibile dal nome (androgenetica), la presenza degli ormoni androgeni è una condizione necessaria affinché si verifichi l’alopecia androgenetica femminile, , ma deve essere presente anche una particolare sensibilità dei follicoli piliferi all’azione di questi ormoni: alcuni capelli, infatti, nascono già geneticamente predisposti ad accusare lo stimolo miniaturizzante degli androgeni, e ad assottigliarsi fino a cadere.

Inoltre, sembra che soggetti femminili affetti da iperandrogenismo, abbiano più probabilità di essere colpiti dall’alopecia androgenetica.

L’iperandrogenismo indica una presenza eccessiva di ormoni androgeni o una particolare sensibilità dei relativi recettori, e spesso è causato dalla cosiddetta sindrome dell’ovaio policistico (PCOS): nelle donne che accusano tale patologia, è presente una quantità maggiore di androgeni nel sangue, il che provoca cicli anovulari, cioè senza ovulazione, varie alterazioni mestruali e spesso sovrappeso.

Spesso l’iperandrogenismo ha manifestazioni anche più visibili, a partire quindi dalla pelle:

  • Ipertricosi: aumento dei peli sessuali e della peluria tipica di alcune zone del corpo
  • Irsutismo: presenza di peli in zone anomale (tenendo presente ovviamente i fattori genetici sia individuali che razziali)
  • Virilizzazione: mascolinizzazione, acquisizioni di caratteri sessuali secondari maschili (ipertricosi, irsutismo, aumento massa muscolare, variazione del timbro della voce, disturbi del ciclo sessuale, nonché alopecia androgenetica)
  • Seborrea e acne: una produzione eccessiva di androgeni stimola altrettanto eccessivamente le ghiandole sebacce, infiammandole e spingendole a produrre sebo in eccesso, causa primaria dell’acne.

Anche altre cause, però, possono scatenare l’alopecia androgenetica femminile; parliamo sempre di cambiamenti ormonali che si verificano in diverse circostanze nella vita di una donna, come ad esempio il parto, il menarca, la menopausa, l’uso e il disuso di pillole contraccettive o disfunzioni ormonali, come ad esempio l’ipo- e l’iper-tiroidismo.

Durante la menopausa, ad esempio, si ha un calo nella produzione di ormoni femminili, il che comporta un relativo aumento della concentrazione di ormoni maschili circolanti.

Effetti dell’alopecia Androgenetica sulle Donne

L’alopecia Androgenetica Femminile generalmente è un fenomeno che progredisce piuttosto lentamente, in cui si inverte gradualmente l’originaria relazione tra le fasi del ciclo di crescita del capello: il rapporto anagen/telogen (anagen=crescita, catagen=regressione, telogen=caduta) diminuisce sempre di più fino a ribaltarsi favorendo, quindi, la fase di caduta del capello.

L’alopecia androgenetica femminile provoca il cosiddetto defluvio in telogen: si tratta di una caduta di capelli che si trovano ovviamente in fase telogen, ma che presentano una fase anagen più breve rispetto al normale, aspetto evidente anche dalla conformazione degli stessi follicoli che cadono: essi appaiono di dimensioni inferiori rispetto alla norma, sia nello spessore che nella lunghezza, e inoltre la loro posizione nel derma è molto più superficiale del solito.

Tali caratteristiche suggeriscono l’idea che si tratti di capelli in una fase involutiva, la quale viene causata dall’accelerazione del ritmo di divisione delle cellule che sintetizzano la matrice del pelo: esse, non riuscendo a differenziarsi completamente, provocano la crescita del cosiddetto pelo “vellus”, un pelo più piccolo e sottile rispetto al normale, inoltre scarsamente pigmentato, più simile alla peluria che al capello, praticamente prossimo all’atrofizzazione.

Spesso il defluvium è causato da fenomeni stressogeni (super-lavoro, eccessive responsabilità, malattie debilitanti, ansia, depressione), da disfunzioni tiroidee o da regimi alimentari scorretti.

Diagnosi e possibili terapie nell’alopecia femminile

Per risolvere al meglio la calvizie, soprattutto nelle donne, ed ottenere i risultati migliori con le soluzioni più appropriate, è fondamentale per il tricologo o per il chirurgo, capire prima di tutto quale sia la forma di alopecia che attanaglia la paziente. Abbiamo già discusso della componente psicologica e di quanto sia ancora più delicata la questione in ambito femminile: proprio per questo motivo prima di assegnare terapie pseudo-risolutive è bene fare tutti gli esami del caso.

Ad ogni modo, il punto di partenza per valutare il tipo di alopecia in corso, è rappresentato dal tricogramma, un semplice esame al microscopio che permette di constatare in che stato si trovano i follicoli della zona interessata, in quale fase del ciclo di crescita sono e se sono presenti peli distrofici. I risultati, confrontati coi parametri standard, e accostati al quadro clinico completo del/la paziente, permettono di ricavare una diagnosi ben precisa.

La maggior parte dei rimedi, non chirurgici, esistenti contro ogni forma di alopecia, consiste in trattamenti topici oppure in terapie farmacologiche sistemiche, particolarmente utilizzati dalle donne, che mirano a rallentare l’ulteriore caduta di capelli o a favorirne la ricrescita. Ovviamente va precisato che tali trattamenti possono funzionare esclusivamente nei casi in cui i follicoli siano ancora attivi o almeno non del tutto atrofizzati e, quindi, non in presenza di alopecia cicatriziali.

Per la maggior parte dei casi osservati, comunque, i risultati dei test confermano che la causa principale del diradamento, sia l’alopecia androgenetica. Innanzitutto, per capire se si tratti realmente di alopecia androgenetica, devono essere escluse tutte le altre possibili cause, come ad esempio problemi medici, disfunzioni ormonali (il primo organo femminile da controllare è la tiroide!) o uso di farmaci con determinati effetti collaterali; in seguito va valutata l’anamnesi della paziente per stabilire se ci sia ereditarietà o meno.

Nel caso si confermi la diagnosi, i rimedi per ridurre o almeno tamponare la calvizie sono pressoché gli stessi sia per gli uomini che per le donne, anche se alcuni di essi sembrano agire a favore di queste ultime. Molte volte le terapie femminili per combattere l’alopecia androgenetica vedono l’utilizzo di farmaci antiandrogeni, i quali competendo con i recettori degli ormoni androgeni, ne provocano l’inibizione in modo da prevenirne anche i negativi effetti biologici. Spesso infatti, tali sostanze vengono adoperate anche nei casi del già menzionato iperandrogenismo, ricollegabile alla sindrome dell’ovaio policistico (PCOS).

Tra i più efficaci antiandrogeni per il trattamento dell’alopecia androgenetica femminile troviamo:

  • gli estrogeni: abbassano i livelli di testosterone libero nel circolo sanguigno
  • il ciproterone acetato: bloccando i recettori inibisce l’attività del testosterone e del DHT
  • la melatonina: utilizzata sia come antiandrogeno che topicamente, in quanto sembra dimostrata la sua efficacia nell’aumentare il numero di capelli in fase anagen
  • lo spironolattone: si lega ai recettori del DHT riducendo la concentrazione di quest’ultimo anche del 50%. È fortemente femminilizzante, pertanto utilizzabile esclusivamente dalle donne.

Discorso a parte per la finasteride, ad uso esclusivamente maschile in quanto nella donne provocherebbe gravi malformazioni ad un eventuale feto.