Alopecia Androgenetica

L’Alopecia Androgenetica (AGA) rappresenta oggi la causa più diffusa di caduta dei capelli, sia per quanto concerne il mondo maschile che quello femminile.

Pubblicato da  Vincenzo Masullo  il 19 Agosto 2021
Alopecia Androgenetica

Alopecia Androgenetica: cos’è

L’alopecia Androgenetica definita anche Calvizie sta ad indicare quel processo irreversibile che induce, indistintamente negli uomini e nelle donne, alla Caduta dei Capelli. La grande diffusione nella popolazione mondiale di questo processo di diradamento dei capelli, ne ha definito il nome di Calvizie Comune.

Alopecia Androgenetica: le cause

Dopo numerosi studi e ricerche, si è reso evidente che ciò che determina la perdita di capelli nell’ Alopecia Androgenetica è l’azione di alcuni ormoni androgeni, gli stessi ormoni responsabili della comparsa della maggior parte dei caratteri sessuali secondari durante il periodo della pubertà, come ad esempio la crescita della barba e dei peli del corpo.

In realtà, dobbiamo precisare che non è la presenza dell’ormone androgeno in sé a determinare la progressiva scomparsa del capello, bensì una particolare sensibilità di determinate zone del cuoio capelluto a tali ormoni: è infatti proprio questa specifica sensibilità dei follicoli piliferi al diidrotestosterone (o DHT), il metabolita attivo in cui viene trasformato il testosterone attraverso l’enzima 5-alfa-reduttasi, ad iniziare il processo termina con la Caduta dei Capelli.

Il DHT ha un’azione molto dannosa sui follicoli piliferi, in quanto si va a legare sulla loro superficie, provocando un’atrofizzazione e un blocco dei processi metabolici, e di conseguenza una graduale miniaturizzazione del capello che diviene progressivamente sempre più sottile e debole, fino a perdere del tutto le sue caratteristiche strutturali.

Scala calvizie

Questo accade perché la fase anagen (di crescita) del ciclo vitale del capello si riduce progressivamente a favore di quella di involuzione (catagen) e di riposo (telogen): il passo successivo, infatti, è purtroppo caratterizzato dalla sua irreversibile caduta.

In verità, molto spesso nei fenomeni di alopecia androgenetica, i follicoli manifestano anche una certa sincronizzazione nei cicli di crescita e per questo è possibile anche che si possa manifestare il cosiddetto telogen effluvium, ovvero una caduta di capelli numericamente molto elevata ma qualitativamente omogenea.

Nonostante tutti gli studi a riguardo, ad oggi non esiste ancora un’assoluta certezza riguardo ai geni causanti l’alopecia androgenetica; di sicuro ne sono responsabili i geni che in generale controllano gli enzimi 5α reduttasi: sul cromosoma 5 infatti risiede il gene che determina il recettore dell’enzima di tipo I, mentre sul cromosoma 2 risiede il gene che determina il recettore dell’enzima di tipo II.

Oltre all’aumento dell’attività follicolare della 5α-reduttasi, l’alopecia androgenetica può essere dovuta a diversi fattori come:

  • un incremento del numero o dell’affinità dei recettori per gli androgeni
  • una diminuzione delle SHGB (proteine di trasporto degli androgeni nel sangue)
  • una diminuzione delle aromatasi follicolari (enzimi che convertono il testosterone in estrogeni, con effetto fortificante sul capello)

Alopecia Androgenetica: come si manifesta

Il fenomeno dell’alopecia androgenetica segue degli standard abbastanza precisi, infatti anche le aree interessate dal diradamento sono ben localizzate.

I capelli colpiti da questa problematica non cadono di certo all’improvviso, ma seguono un lungo percorso ben delineato: tutto parte da un iniziale ma progressivo assottigliamento (miniaturizzazione) del bulbo pilifero, causato dall’arresto metabolico dei processi fisiologici del follicolo e dettato per lo più geneticamente.

Col passare del tempo il capello perde sempre più forza e robustezza, finendo per somigliare più a peluria che a un bulbo vero e proprio e terminando il suo destino in un distaccamento irreversibile dal follicolo con conseguente caduta definitiva.

Come già evidenziato in precedenza, la sintomatologia dell’alopecia androgenetica è abbastanza costante: nello specifico, negli uomini inizialmente si concentra nella zona fronto-temporale e si manifesta con un iniziale e progressivo arretramento della linea frontale dell’attaccatura dei capelli, la cosiddetta “stempiatura” per intenderci.

Successivamente, la calvizie va ad interessare anche la zona del vertice, sulla sommità del capo, allargandosi man mano finché non si unisce a quella che contemporaneamente arretra a partire dalla zona frontale; in questa piuttosto rara circostanza, il paziente si troverà a uno stadio molto avanzato di calvizie e sarà ormai quasi completamente calvo sulla parte superiore della testa.

Alopecia Androgenetica Femminile

Nella sintomatologia femminile, invece, il diradamento dei capelli non si presenta mai così localizzato, e di solito non è possibile individuare una zona ben definita: la caduta di capelli è molto più diffusa e interessa quasi l’intero cuoio capelluto, anche se con una particolare predilezione per la parte centrale.

Leggi l’approfondimento: Calvizie Femminile: tipologie, cause, effetti e rimedi.

Alopecia Androgenetica: diagnosi

Sia gli uomini che le donne possono essere affetti da una più o meno grave caduta dei capelli, fenomeno che può avere diverse origini, sia patologiche che fisiologiche. E proprio per non subire errori di valutazione in questo senso e non confondere magari un normale ricambio periodico dei follicoli con una vera e propria problematica, è necessario affidarsi ad uno specialista qualificato e con una certa esperienza sul campo.

Un chirurgo specializzato, od anche un tricologo esperto, saranno sicuramente in grado di rilevare ed inquadrare il problema nel contesto più corretto.

A parte la visita specialistica fondamentale, il metodo più comune per diagnosticare l’alopecia androgenetica è sicuramente la cosiddetta analisi del capello o tricogramma: esso consiste in un semplice esame obiettivo al microscopio che permette di constatare in che stato si trovano i follicoli situati sull’area di indagine, in quale fase del ciclo di crescita sono e se sono presenti peli miniaturizzati e/o prossimi alla caduta. I risultati ottenuti mediante l’utilizzo di questi appositi microscopi, lenti dermoscopiche, o particolari ed opportune microcamere, vengono poi confrontati con parametri standard, e una volta affiancati all’anamnesi e all’intero quadro clinico completo del paziente, permettono di produrre una diagnosi ben precisa.

Per rappresentare anche graficamente la diversa gravità patologica che l’alopecia androgenetica può causare e il suo avanzamento, esistono già dagli anni 50, delle scale ben precise, denominate Scala Norwood-Hamilton (7 livelli) quando il paziente è di sesso maschile e Scala Ludwig per le donne (3 gradi).

Scala Grado Calvizie Maschile e Femminile

Entrambe rappresentano un fondamentale metro di misurazione e vengono utilizzate da ogni esperto di tricologia per classificare il grado di avanzamento della calvizie da cui il paziente è affetto.

Alopecia Androgenetica: cure

Per combattere l’alopecia androgenetica esistono vari rimedi, anche molto diversi tra loro, il cui comune obiettivo è evitare la suddetta miniaturizzazione del capello e mantenere il suo stato di salute.

Il modo più comune per tentare di tamponare la problematica è sicuramente la terapia farmacologica sistemica: tali trattamenti possono funzionare esclusivamente nei casi in cui i follicoli siano ancora attivi o almeno non del tutto atrofizzati e, quindi, non in presenza di alopecia cicatriziali. I principi attivi utilizzati più di frequente sono:

Finasteride – è un farmaco anticalvizie, sintetizzato a partire dal progesterone, che inibisce l’enzima 5-alfa reduttasi, impedendo così la trasformazione del testosterone in DHT ed evitando la miniaturizzazione del capello. Chiaramente la terapia deve essere portata avanti per qualche mese prima di poter osservare dei miglioramenti effettivi.

Gli effetti collaterali (calo del desiderio sessuale, impotenza, nausea) molto discussi per lungo tempo, oggi sono stati minimizzati con la nascita di nuovi prodotti, sempre a base di finasteride ma bio-ingegnerizzati, in modo da sfruttare al meglio le potenzialità senza però doverne subire gli aspetti negativi.

Minoxidil – è il farmaco per eccellenza dedicato alla cura della calvizie androgenetica: esso agisce sui canali del potassio (K+) situati in prossimità della papilla dermica e della matrice del bulbo, stimola queste ultime ad aumentare la produzione di DNA e soprattutto a mantenere in vita la struttura del bulbo, allungando così la durata della fase anagen.

Ciproterone Acetato – si tratta di un ormone steroideo antiandrogeno che compete col DHT per gli stessi recettori intracitoplasmatici e, avendo maggiore affinità, impedisce l’ingresso dello stesso nel nucleo delle cellule, minimizzando anche i suoi effetti dannosi sui capelli.

Latanoprost – una molecola molto costosa, di recente utilizzo, che ha dato molte soddisfazioni agli esperti nel settore in termini di recupero in spessore e forza dei capelli trattati.

La terapia prescritta dallo specialista, molte volte affianca al farmaco anche una serie di integratori: come sappiamo, garantire un equilibrio nella componente vitaminica e amminoacidica generale dell’organismo, è di fondamentale importanza perché consente al follicolo pilifero di produrre incessantemente tutte le molecole necessarie per il mantenimento del suo trofismo fisiologico.

In questo caso parliamo soprattutto di: Cistina, Zinco, Vitamina E, Arginina, Metionina, Biotina, Sali minerali e tutti i composti minori coadiuvanti l’equilibrio trofico del capello.

Bisogna precisare a questo punto che non esistono farmaci né integratori capaci di arrestare completamente il fenomeno dell’alopecia androgenetica, ma seguire una buona ed equilibrata terapia può rivelarsi molto utile per salvaguardare i capelli esistenti e favorire la ricrescita dei capelli non ancora atrofizzati.

Altri mezzi per lenire gli effetti del diradamento dei capelli in base genetica, sembrano essere dei sistemi laser. Ad esempio la Low Level Laser Therapy (Terapia laser a basso livello) mediante l’utilizzo di un apposito casco, permette di indirizzare le radiazioni laser sulla cute: lo scopo è modificare l’attività delle cellule della matrice epiteliale del follicolo pilifero, evitando la loro inibizione e quindi il collasso del pilifero stesso.

Un discorso a parte va fatto per il trattamento Plasma Ricco di Piastrine (PRP), che ad oggi sembra essere una delle poche soluzioni più efficaci contro la caduta dei capelli. Effettivamente viene utilizzato in diversi settori della Medicina già da molti anni e con ottimi risultati evidenti.

L’ultima opzione, forse la più drastica ma anche la più concreta, è rappresentata dall’ autotrapianto di capelli. Sempre più clienti si affacciano a questo mondo, spinti dalla volontà di combattere e risolvere una volta per tutte i loro problemi di calvizie.

Si tratta di un vero e proprio intervento chirurgico, seppur minimamente invasivo, dove una certa quantità di innesti o “unità follicolari” vengono trasferite da una zona donatrice ricca di capelli (di solito la zona occipitale, la nuca) ad una zona ricevente, che può essere l’attaccatura frontale, il centro testa o il vertex superiore.

Oggi esistono centinaia di cliniche, sparse un po’ in tutto il mondo, che si occupano di autotrapianto di capelli ma la nostra solita raccomandazione è affidarsi sempre e comunque a personale specializzato e competente per evitare brutte sorprese.

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